Identificare il corpo con una somma di dati «è la condizione per renderlo conoscibile, controllabile, manipolabile. E paradossalmente oggi il corpo sembra addirittura godere di maggiore libertà che in passato; libertà di trasformarsi, di mutare il proprio aspetto, di migliorare le sue prestazioni, all’interno di un processo di tecnologizzazione che non si limita più, come avveniva sino a ieri, all’utilizzo di protesi o pseudo protesi, o di sostanze chimiche, ma che giunge ormai alla possibilità di influire sul genoma ».L’uomo contemporaneo, strappando la carne all’orizzonte biologico che l’ha plasmata, esperisce una « nuova, vertiginosa libertà: quella di prodursi invece di riprodursi ».La tecnologia diventa, dunque, virale e intrusiva. Sembra che il neo-darwinismo digitale debba, ineluttabilmente, affermarsi a scapito della nostra specie, destinata a soccombere per far posto a ibridi o a macchine.
